Svezzamento 

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Cari mamme e papà,

lo svezzamento è uno di quegli argomenti dove il caos regna sovrano, anche tra gli addetti ai lavori. E se regna il caos è perché a monte non ci sono indicazioni comuni di riferimento. C’è chi porta avanti lo svezzamento classico mantenendosi legato alle tabelle degli anni 80: io li chiamo i nostalgici, nel frattempo le tabelle sono state aggiornate ma quasi mai osservate. Ad esempio 30 anni fa le linee guida (LARN:  livelli di assunzione giornalieri raccomandati di energia e nutrienti) suggerivano una quantità proteica giornaliera di 1,5 gr per kg di peso corporeo del neonato mentre oggi (dopo 30 anni di studi) suggeriscono 1,0 gr pro chilo, eppure tale modifica a quanto pare non è stata presa in considerazione da molti professionisti. Un altro grande gruppo di pediatri propone l’autosvezzamento, della serie non c’è mai limite al peggio. Inizio subito col dire che la parola svezzamento, letteralmente “levare un vezzo o vizio” non mi piace. L’allattamento al seno è un gradissimo ATTO D’AMORE, dovrebbe essere esclusivo per i primi sei mesi ed è consigliato almeno fino a 2 anni o finchè mamma e bambino lo desiderano. Non lo dico io, lo dice l’Organizzazione Mondiale della Sanità, io lo sottoscrivo e da mamma lo pratico.

Passiamo oltre.

Lo svezzamento DEVE essere FISIOLOGICO, cioè deve rispettare la fisiologia e la BIOLOGIA del bambino. La maturazione dell’apparato digerente avviene secondo tappe dilatate nel tempo sia per quanto riguarda la componente enzimatica (sintesi di enzimi deputati alla digestione come ad esempio ptialina nella saliva, tripsina etc…), sia per quanto riguarda la componente batterica (formazione del microbiota intestinale).

E' quindi naturale osservare la comparsa dei denti e valutare la necessità di alimenti diversi. Vi faccio un esempio: un bimbo di 8- 12 mesi non produce i normali livelli dell’enzima salivare       ptialina  che aiuta a digerire i carboidrati, è necessario quindi operare una  pre-digestione degli stessi. Dunque non si può pensare di fornire  al bimbo il cibo nella stessa consistenza di un     adulto (ad esempio  chicchi di riso o pastina intera) perché il bimbo NON È UN ADULTO e non ha, da un punto di vista biologico e fisiologico, un apparato digerente e un assetto enzimatico in grado di aiutarlo nell’assimilazione e nell’assorbimento dei nutrienti.

In base alle conoscenze attuali, lo svezzamento (insieme al concepimento, gravidanza e allattamento) è il periodo più importante di tutta la vita dell’uomo per quanto riguarda la sua salute fisica, psichica, mentale e per la prevenzione delle malattie cronico degenerative (obesità, diabete, malattie cardiovascolari, tumori etc…).

Di conseguenza la pediatria degli anni 2000 ha dovuti iniziare a occuparsi di PREVENZIONE PRIMARIA: il pediatra del prossimo futuro non solo curerà il bambino malato per guarirlo ma soprattutto lavorerà preventivamente, cioè si occuperà del bambino SANO per far sì che non si ammali. La prevenzione inizia subito e proprio per quanto detto lo stesso svezzamento dovrebbe essere PREVENTIVO e aiutare a strutturare un SISTEMA IMMUNITARIO FORTE, la cui completa formazione termina verso i 15-20 mesi.

LO VOGLIO RIPETERE DI NUOVO: UN’ALIMENTAZIONE NON ADEGUATA NEI PRIMI 2 ANNI DI VITA È UN FATTORE DI RISCHIO IMPORTANTE PER LE PATOLOGIE CHE QUEL BIMBO SVILUPPERÀ QUANDO SARÀ UN ADULTO.

Per far si che lo svezzamento sia PREVENTIVO uno dei presupposti è la PERSONALIZZAZIONE dell’alimentazione del bimbo inquadrata all’interno del suo contesto famigliare. Ad esempio se un bimbo ha un genitore celiaco dovrà avere uno svezzamento che tenga conto di questa problematica, lo stesso vale se ci sono genitori diabetici o allergici o con altre patologie.

Lo svezzamento è un atto EDUCATIVO, i genitori aiutano il bimbo a formare il proprio gusto basando la scelta su alimenti salutari per loro e per il pianeta in cui viviamo. I bimbi sono dei grandi osservatori: un conto è aprire un barattolo di omogenizzato pronto, altro conto è scegliere la verdura o coglierla da un orto, lavarla, tagliarla e prepararla. Svezzare è anche questo, è recuperare un gesto e una modalità che purtroppo stiamo perdendo.

Un grande problema legato al cibo è che spesso, inconsapevolmente, usiamo frasi tipo: se fai il bravo…ti compro il gelato (uso del cibo come compensazione, gratificazione), se mangi tutta la pappa… ti porto alle giostre (uso del cibo come premio), sei cattivo - niente dolce (uso del cibo come punizione) etc… Noi non ce ne rendiamo conto, ma tutte queste espressioni dette quotidianamente contribuiscono a formare la loro coscienza e il loro rapporto con il cibo. Quante persone conoscete che usano il cibo a scopo compensatorio? Quante persone conoscete che quando sono felici o depresse o tristi si “buttano” dentro la dispensa? Dobbiamo cercare di aiutare il bambino a creare un buon rapporto con il cibo senza insegnare loro a usarlo come compensazione emotiva: meglio in quel caso un abbraccio, un contatto, o un’attività fisica.

E poi ci sono tutti quelli che pensano che l’omogenizzato sia più sicuro di una pappa preparata in casa. A questi rispondo così: secondo voi ha senso dare un alimento che una mamma non riuscirebbe mai a preparare in casa in modo casalingo? Cosa stiamo dando al bimbo, un alimento o un farmaco?

A voi la riflessione.

Aggiungo che il GUSTO di un bambino si forma sugli alimenti introdotti nei primi 15 mesi, svezzare con scatolette significa formare il palato del bimbo su sapori industriali con la conseguenza molto comune di attrazione verso cibi industriali (biscotti, merendine, sofficini) e il conseguente rifiuto verso alimenti preparati in casa (ciambelloni o pane burro e marmellata o orata al cartoccio).

Lo svezzamento è un PROCESSO LENTO, non dobbiamo avere fretta di rendere il bimbo un adulto nel più breve tempo possibile, dobbiamo rispettare la sua età e la sua crescita. Attraverso il cibo che mettiamo nel piatto nutriamo il bambino anche delle nostre scelte etiche, lo alimentiamo di tradizioni famigliari e locali, è un occasione di scoperta e reciproca conoscenza. L’ora del pranzo o della cena o della merenda dovrebbe essere un rito e un momento dedicato solo a quello: meglio un luogo luminoso, una musica di sottofondo, una bella tavola apparecchiata. Sono da evitare i televisori accesi durante il pasto o i cellulari propinati per distrarre il bambino dalla pappa così da farlo mangiare più in fretta. Anche questo è un messaggio educativo, o meglio diseducativo.

Tutto quello che vi ho raccontato sembra difficile da far conciliare con i ritmi odierni e lavorativi. Penso ad esempio a tutte quelle mamme che tornano a lavoro dopo 3 mesi dal parto e che lasciano il proprio cucciolo con i nonni o al nido. Molti nidi non accettano il latte della mamma disincentivando questa buona pratica oppure non viene prestata la giusta attenzione al menu scolastico. Mi rendo conto che non è semplice. Ancora di più dunque dobbiamo ESSERE INFORMATI per permettere a tutti noi di andare verso la giusta direzione e provare, a piccoli passi, a migliorare e a proporre anche dei cambiamenti (nella famiglia, nelle scuole).

Cari genitori,

questo è un momento unico nella nostra vita dove in “ballo” c’è molto di più di quanto possiamo immaginare. Cerchiamo di fare del nostro meglio!